Open Innovation Days | Locally Deep, Globally Relevant


Il 10 giugno, durante gli Open Innovation Days organizzati da ELIS Innovation Hub nella sede di Villa Fassini, si è tenuto un tavolo di lavoro dedicato a un tema che attraversa tutta l'Italia che innova: come far dialogare gli ecosistemi dei territori con la domanda delle grandi imprese nazionali ed internazionali.

Al confronto hanno partecipato agenzie regionali per l'innovazione, parchi scientifici e poli tecnologici, università e centri di ricerca, incubatori, fondazioni, associazioni datoriali e aziende del Consorzio: realtà diverse, distribuite da Nord a Sud, che condividono una stessa domanda di fondo, ovvero perché tante eccellenze nate sul territorio faticano a crescere oltre i propri confini. 

Il punto di partenza: il patrimonio 

Una cosa l'hanno detta un po' tutti, fin dal primo giro di tavolo, ovvero che nei territori italiani il patrimonio esiste già: startup promettenti, laboratori qualificati, infrastrutture, competenze, filiere e programmi regionali compongono una materia prima dell'innovazione che, di per sé, è abbondante. La vera difficoltà sta piuttosto nel collegare tutto questo, sia tra un territorio e l'altro, sia con chi quelle soluzioni potrebbe aiutarle a diventare aderenti alle necessità del mercato, adottarle, finanziarle o portarle su scala industriale. È il paradosso della frammentazione, per cui a tante idee valide corrispondono poche realtà che riescono davvero a crescere, mentre le energie si disperdono, viene a mancare la massa critica e troppe opportunità restano confinate dove sono nate o lentamente si spengono. 

Dall'open innovation alla collective innovation 

Qui entra in gioco un cambio di prospettiva di cui si è parlato a lungo durante la giornata, quello della collective innovation. Negli ultimi decenni l'innovazione si è aperta in modo progressivo, passando dai grandi laboratori chiusi del Novecento, quando innovava soltanto chi poteva permettersi investimenti ingenti, all'open innovation costruita sulle collaborazioni con startup, università e partner esterni. La collective innovation rappresenta il passo successivo, perché allarga la prospettiva dalle singole collaborazioni a interi ecosistemi che condividono bisogni, competenze e risorse, mettendo imprese, università, centri di ricerca, istituzioni, startup e cittadini nelle condizioni di innovare insieme, lungo le filiere e dentro i territori. 

Ciò che rende interessante questo modello è il ribaltamento dei ruoli, perché il territorio, da semplice destinatario di progetti decisi altrove, diventa protagonista e porta le proprie priorità e le proprie vocazioni al tavolo delle grandi imprese. L'innovazione, in questo modo, nasce dal libero flusso di idee, relazioni e risorse tra mondi che di solito comunicano poco tra loro, come l'accademia, le istituzioni e l'industria.  

Il ruolo di ELIS e di ONE Square 

È esattamente lo spazio in cui il Consorzio ELIS può fare la differenza, mettendosi al servizio degli ecosistemi locali nel ruolo di connettore tra ciò che i territori già esprimono e la rete delle grandi imprese del Consorzio. Lo strumento di questo collegamento è ONE Square, anche se, come i partecipanti hanno sottolineato, il valore nasce soprattutto dall'infrastruttura di relazioni che le si costruisce intorno, cioè da una rete capace di leggere i bisogni reali, riconoscere le opportunità più mature e trasformarle in progetti concreti, in cui è il mercato stesso a partecipare alla costruzione del prodotto o del servizio. La tecnologia, in fondo, abilita il processo, mentre sono le persone e le relazioni a fare davvero la differenza. 

Le reverse challenge: quando è il territorio a lanciare la sfida 

Una delle idee più concrete emerse al tavolo ha un nome preciso, quello di Reverse Challenge. Se nella prassi più diffusa sono le grandi aziende a lanciare una sfida alla quale startup e PMI rispondono, in questo caso la logica si capovolge, perché sono i territori a portare alla rete le proprie priorità e i propri asset, dalle filiere alle infrastrutture, dai laboratori ai living lab fino alle competenze, trasformandoli in challenge di respiro nazionale. Il compito di ELIS è dare forma a queste opportunità e renderle leggibili per le imprese, così da farne programmi di co-innovazione e fare in modo che una sfida locale smetta di essere un caso isolato e diventi un'occasione di sistema. Il veicolo per trasformare l’oggetto in valore, l’invenzione in innovazione. 

Far parlare due mondi diversi 

Far dialogare questi due mondi non è affatto scontato, e nessuno al tavolo ha finto che lo fosse, perché le corporate ragionano per obiettivi di business come l'efficienza, la competitività e il ritorno industriale, mentre i territori affiancano a questi anche obiettivi di sviluppo locale, occupazione, attrattività e capacità di trattenere i talenti. La sfida consiste allora nel trovare gli spazi in cui un bisogno industriale diventa al tempo stesso un'opportunità per il territorio, muovendo sempre da casi concreti più che da dichiarazioni d'intenti. 

Tra gli strumenti capaci di avvicinare questi due mondi, uno in particolare è stato richiamato con forza, il corporate venturing, che pur essendo tra le risorse oggi meno diffuse nei territori resta tra le più preziose, dal momento che una grande impresa disposta ad ascoltare, sperimentare e collaborare accelera la crescita di startup e PMI e, così facendo, rafforza l'ecosistema che la ospita. 

Una questione di maturità (e di aspettative) 

C'è poi un tema più tecnico ma altrettanto decisivo, quello della maturità delle soluzioni, che gli addetti ai lavori misurano attraverso il TRL. Quando ha un bisogno operativo immediato, un'azienda cerca tecnologie già pronte, testate o testabili sul campo, mentre molte innovazioni nate nei territori arrivano dalla ricerca e, pur funzionando in laboratorio e rispondendo al problema, hanno ancora bisogno di essere accompagnate prima di reggere un'applicazione industriale. Riconoscere questa differenza è proprio ciò che evita le aspettative sbagliate da entrambe le parti e che permette di costruire il percorso giusto per ogni tipo di soluzione, distinguendo chi è già pronto per una sperimentazione industriale da chi va invece sostenuto un po' più a monte. 

Il capitale umano, dove tutto comincia 

Il confronto si è chiuso dove, in fondo, tutto comincia, ovvero dalle persone. Troppi territori faticano a far conoscere ai giovani ciò che hanno a portata di mano, dalle imprese innovative agli ITS, dalle università ai centri di ricerca, e rischiano così di perdere proprio i talenti che servirebbero a farli crescere. Accompagnare i ragazzi a scoprire l'ecosistema in cui vivono, già a partire dalla scuola, è forse la sfida più difficile, ma è anche quella che tiene insieme tutto il resto. 

Un primo passo 

Il tavolo di Villa Fassini si è concluso con un primo e importante momento di ascolto e di co-progettazione, senza la pretesa di arrivare fin da subito a un modello definito. Quello che è apparso evidente, però, è che l'interesse a costruire insieme percorsi “collettivi” d’innovazione è reale e che la direzione tracciata è condivisa. 

Di fronte a un patrimonio territoriale così ricco, la vera sfida non è aggiungere ulteriori iniziative, ma costruire uno spazio unico e riconoscibile: una “One Square” capace di mettere in connessione la comunità nazionale dell’open innovation , “Open Italy”, e di far dialogare, in modo concreto, i migliori pensieri, valori, asset e prodotti con i mercati, gli investimenti e le grandi imprese. 

È in questo spazio che la collective innovation trova la sua piena espressione: un approccio che supera la frammentazione, valorizza le eccellenze esistenti e attiva nuove traiettorie di crescita condivisa. 

Gli Open Innovation Days rappresentano il primo passo di questo percorso: non solo un evento, ma un momento abilitante in cui visioni, competenze e opportunità si incontrano per dare forma a un ecosistema più connesso, dinamico e capace di generare impatto reale. 

Innovation Together To Impact! 

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